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Sezione: attualità inserito il: 27/06/2012
In caduta libera i consumi degli italiani
I consumi degli italiani sono in caduta libera, precipitati in pochi mesi ai livelli del 2001. Una situazione così drammatica dovrebbe far riflettere chi pensa che con le sole trasse sia possibile far allontanare l’Italia dal baratro, invece il risultato di una simile politica economica è l’esatto contrario.
Qui non si tratta di una opinione, ma semplicemente della constatazione ella realtà e chi dice il contrario lo fa per partito perso o perché, in effetti, è uno di quella ristretta cerchia di fortunati cui la crisi economica, la recessione fa un baffo.

La situazione è come detto sempre più difficile e quello che lascia ancor più perplessi è che, secondo i dati della Confcommercio, ad aprile si è registrato un calo annuo di oltre sei punti percentuale per i beni di prima necessità gli alimentari per intenderci, ovvero quelle cos cui nessuno è in grado di rinunciare pena una prematura dipartita.
Naturalmente i vari così detti tecnici che compongono l’esecutivo non hanno la percezione di questo vero e proprio dramma in quanto, per loro, questi problemi non si pongono. Possono continuare a fare la spesa come sempre, senza dover rinunciare alla qualità oltre che alla quantità come invece sono costretti gli italiani.

Ma non è solo il settore alimentari a soffrire della recessione, sono tutti i settori merceologici ad essere con l’acqua alla gola. Abbigliamento in primis, visto che ormai si tira avanti con quello che si ha in attesa di tempi migliori. Il settore auto è in profondo rosso, almeno per quanto riguarda le vendite del nuovo o dell’usato, non certamente per i settori dell’indotto, come per esempio la vendita degli accessori o dei ricambi in quanto, chi ha bisogno di dover sostituire le pastiglie freni, come del resto un qualunque altro componente della propria auto, lo deve fare in ogni caso, altrimenti è costretto a lasciare l’auto nella rimessa e a muoversi con i mezzi pubblici.

Lascia comunque allibiti il fatto che i così detti professori alla fine non siano in grado di far di conto. Una riduzione dei consumi che dall’inizio dell’anno ha fatto registrare un corposo -6%, giusto per arrotondare, e questo vale solo per gli alimentari, percentuale che salirebbe al -7-8% se si dovesse fare una media generale, riduce sensibilmente il gettito IVA, ben oltre l’aumento del punto percentuale imposto, ma oltre a questo, rende di fatto vani gli effetti dell’aumento della tassazione.
Buona parte del gettito previsto viene di fatto bruciato, annullato, dalla contrazione dei consumi. E questo senza contare gli effetti che si avranno in conseguenza del pagamento della prima rata dell’IMU. I dati dei giugno, infatti, saranno nelle previsioni dei benpensanti, e quindi non dei tecnici, ben peggiori di quelli di aprile.

Conseguenza automatica, ulteriore perdita dei posti di lavoro, contrazione ulteriore dei consumi e via discorrendo. Una vera debacle per gli italiani.

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