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Sezione: attualità inserito il: 02/09/2012
La crisi del mercato immobiliare
Il mercato immobiliare è in crisi e le ragioni del netto calo delle varie operazioni di compravendita sono molteplici. Innanzi tutto il momento non è certo dei più favorevoli, anche se poi, alla fine, investire nel mattone potrebbe essere la soluzione migliore. Tuttavia il sempre più problematico accesso al credito fa si che il mercato al momento viva una fase, se non proprio di stagnazione, sicuramente di netto calo.

La difficoltà di ottenere un mutuo rende quindi spesso necessario acquistare la casa in contanti e, quando si tratta di cifre di tutto rispetto, come 400-500mila €, la paura che una operazione del genere possa far scattare dei controlli dell’agenzia delle entrate fa si che certe operazioni non vengano proprio prese in considerazione.

Quindi, il mercato sta soffrendo soprattutto perché i prezzi sono considerati troppo alti, anche se poi rispecchiano il reale valore dell’immobile. Se poi a questo si aggiunge anche il fatto che con l’introduzione dell’IMU sono state anche aumentate le aliquote, a dismisura poi per le seconde case, ecco che il mercato langue. Ecco quindi che, non riuscendo a vendere l’immobile di proprietà, è facile oggi trovare numerosi annunci appartamenti in affitto, anche perché vi è il rischio possano aumentare ulteriormente le aliquote per le case non locate.

Questa situazione è ormai diventata paradossale, in quanto per tutta una serie di fattori, le persone stanno assistendo ad un progressivo depauperamento del valore delle loro case, proprio per colpa del mercato che non è più quello degli anni addietro. In definitiva il Paese sta man mano impoverendosi sempre più. E gli ultimi dati sull’occupazione ne sono l’ulteriore dimostrazione. Quando il denaro non circola, il mercato si ferma e la recessione non può che peggiorare.

Ma oltre al mercato immobiliare, anche il settore auto è in profonda crisi. Nell’ultimo periodo si è registrato un ulteriore calo del 20% sulle immatricolazioni rispetto all’anno precedente e, continuando di questo passo, alla fine dell’anno i dati saranno da profondo rosso. Le conseguenze, che del resto sono già ben visibili, sono la cassa integrazione alla Fiat di Pomigliano d’Arco e il rischi di poter perdere altri 200mila posti di lavoro nel settore vendite e nell’indotto, un ulteriore colpo all’economia della nazione che si trova a dover fare i conti con una pressione fiscale da record e con un costo dei carburanti altissimo, il più alto d’Europa.

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